Gichin Funakoshi: una lezione marziale per resistere alla tempesta

Tempo di lettura: 5 minuti
gichin funakoshi

Bentornati a tutti gli Spiriti Combattivi!

C’è una scena nella storia del Karate che mi torna saltuariamente in mente quando le mie giornate si fanno incasinate.

Okinawa, fine Ottocento.

Un tifone devastante si abbatte sull’isola. Il vento soffia a velocità assurda fino a sradicare gli alberi, la pioggia cade di traverso e la gente si sbarra in casa tremando, sperando che il tetto regga.

In mezzo a questo inferno, c’è un giovane di vent’anni che fa una cosa apparentemente insensata.

Non si nasconde.

Apre la porta di casa, sale sulla scala ed si arrampica direttamente sul tetto.

In mano ha una pesante stuoia di paglia (tatami). La solleva sopra la testa, offrendola come una vela al vento furioso, e si abbassa con le gambe in una posizione bassa e solida.

Quel ragazzo era Gichin Funakoshi, il padre del Karate moderno.

Mentre la tempesta provava letteralmente a spazzarlo via dall’edificio, Funakoshi rimase lì. Piegò le ginocchia, abbassò il baricentro, regolò il respiro e cercò il suo equilibrio al centro della furia degli elementi.

Perché lo fece?

Non per vanità. E non per un video in cerca di follower.

Lo fece per testare una sola cosa: il Fudoshin, la mente incrollabile (ricordi cos’è? Se hai perso la newsletter, puoi leggerla qui!). Voleva scoprire se la sua stabilità interiore dipendeva dalle circostanze esterne o dalla sua capacità di radicarsi.

Il tuo “tifone” di oggi

Non ti chiederò di salire sul tetto di casa durante la prossima allerta meteo (anche perché i vicini chiamerebbero la neuro).

Ma proviamo a guardare le nostre giornate con sincerità.

Quante volte ci troviamo immersi in un “tifone” personale?

  • L’imprevisto lavorativo: che si blocchi il programma principale al lavoro a cinque minuti dal termine del turno, che venga anticipata all’improvviso una scadenza o che la macchina non parta proprio mentre devi correre a un appuntamento cruciale.
  • La tensione relazionale: un’email aggressiva da un cliente, un commento provocatorio di un collega o quella discussione in famiglia a fine giornata che rischia di farti sbottonare e perdere la testa.
  • Il sovraccarico cognitivo: l’accumulo continuo di notifiche, messaggi a cui rispondere, micro-urgenze e To-Do list infinite che frammentano l’attenzione e fanno salire l’ansia da prestazione.

Di fronte a queste raffiche, la nostra risposta biologica ed emotiva è quasi sempre automatica: irrigidirci o scappare.

I muscoli del collo si contraggono, le spalle salgono verso le orecchie, il respiro si fa corto e superficiale. Senza accorgercene, lasciamo che il vento del caos decida per noi.

“Nel mezzo della tempesta, la mente immobile è la sola vera fortezza.”

Miyamoto Musashi

Il risultato? Rispondiamo d’impulso, diciamo cose di cui poi ci pentiamo, oppure ci paralizziamo, prendendo decisioni pessime dettate dalla fretta o dal panico.

In termini marziali, stiamo perdendo la posizione (dachi). A differenza di quanto dimostrato da Gichin Funakoshi sul tetto di casa, stiamo permettendo all’avversario (in questo caso è lo stress!) di sbilanciarci senza nemmeno doverci toccare.

La regola del radicamento: 3 passi ispirati a Gichin Funakoshi

La prossima volta che senti arrivare la tempesta, che sia una discussione accesa, un’emergenza al lavoro o un momento di pressione sul tatami, applica la lezione di Gichin Funakoshi attraverso 3 passaggi pratici:

  1. Controlla la postura (Shisei): sotto stress alziamo e contraiamo le spalle, teniamo il collo rigido e perdiamo contatto con la realtà. Fai l’opposto: sblocca le ginocchia, scarica il peso verso il basso e percepisci i piedi ben piantati a terra. Chi rimane con il baricentro alto vaga nell’ansia e cede al primo imprevisto; chi mantiene la sbabilità assorbe la spinta e gestisce la situazione.
  2. Sblocca il respiro (Tanden Kokyu): l’ansia ci fa andare in apnea con respiri corti e veloci. Rallenta la respirazione, inspirando ed espirando dal ventro, ossia due dita sotto l’ombelico (ilTanden, il tuo centro di gravità). Fai tre respiri profondi e addominali. La rigidità è solo un’illusione di controllo, la vera forza richiede fluidità.
  3. Diventa l’asse della ruota (Fudoshin): il bordo di una ruota gira continuamente, ma il perno al centro resta fermo. Non puoi controllare gli eventi esterni, ma puoi controllare al 100% la tua reazione, il tuo perno. Lascia che il mondo attorno a te corra veloce, mentre tu decidi di rimanere il punto fisso al centro.

🎯 L’esercizio per questa settimana:

Per i prossimi giorni, scegli un singolo momento di micro-stress quotidiano (una notifica improvvisa, un imprevisto al computer, un semaforo rosso quando hai fretta). Prima di rispondere o reagire, fai una pausa di 10 secondi: piega impercettibilmente le ginocchia (se puoi ovviamente), fai 3 respiri profondi nel Tanden e solo dopo agisci. Allena la tua stabilità partendo dalle piccole cose, prima che arrivi il prossimo tifone.

Trovare la calma nel cuore del caos non è un talento naturale: è una disciplina che si allena ogni giorno.

Smetti di sperare che il vento smetta di soffiare. Impara a piegare le gambe e a rimanere in piedi come fece Gichin Funakoshi.

Raccontami cosa ne pensi. Leggo e rispondo sempre a tutti personalmente.

A presto,

Matteo


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Ciao! Sono un informatico e karateka, appassionato da sempre di arti marziali e di cultura giapponese, affascinato dal mondo della crescita personale. Amo la natura, la vita all'aria aperta, e la montagna. Sono cresciuto tra le colline del Chianti e oggi vivo a Firenze. scopri di più

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