
Tra tatami, leadership e vita reale
Mi chiamo Matteo Cappelli, sono nato e cresciuto tra le colline del Chianti, e oggi vivo a Firenze. Sono un praticante di Karate, qualificato 3° Dan con il ruolo di allenatore, e fondatore del progetto Spirito Combattivo.
Nella vita di tutti i giorni non vivo isolato in un dojo sulle montagne: lavoro a Firenze come IT Manager, gestendo infrastrutture tecnologiche, progetti complessi e un team di lavoro.
Spirito Combattivo nasce dall’incontro di questi due mondi.
Dai sogni da bambino al primo dojo
Sono appassionato di arti marziali, da sempre. Da piccolo trascorrevo le estati sognando con Ken il Guerriero, I 5 Samurai, Karate Kid e i film di Van Damme: sognavo di imparare tecniche segrete e calci volanti per difendere i più deboli e sconfiggere i “cattivi”.
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Con questa fantasia in testa, a 10 anni varcai per la prima volta la soglia di un dojo di Karate. E me ne innamorai all’istante.

La disciplina era rigida e il maestro severo. Non si poteva ridere né scherzare: per un bambino vivace e “agitato” come me non fu affatto una passeggiata. Ma è proprio lì che ho imparato le fondamenta di ciò che sono oggi: la disciplina, il rispetto, l’impegno e l’arte di ascoltare. Iniziarono così i miei anni d’oro: esame dopo esame, in 4 anni scalai i gradi fino alla cintura marrone e sperimentai le prime gare pre-agonistiche, capendo presto che la competizione pura andava in una direzione opposta alla mia idea di Karate.

Gli “anni grigi” e la forza di ritornare
Come spesso accade, la strada della vita mi portò ad allontanarmi gradualmente, e poi drasticamente, dal Karate. Seguarono circa dieci anni che definisco “grigi”, senza la pratica costante sul tatami.
In quel periodo mi avvicinai ad altre discipline come la Kick Boxing e la Muay Thai, ma nessuna riusciva a muovere le stesse corde profonde. Il Karate continuava ad ardere dentro di me: divoravo libri, film, video e documenti su samurai, filosofia e arti marziali.
Poi, dopo 10 anni di pausa, ho preso la decisione: rimettere piede nello stesso dojo, dallo stesso maestro con cui avevo iniziato da bambino.
Fu come risvegliare un’emozione addormentata, ma con la maturità di un uomo adulto. La fatica di ricominciare, la memoria muscolare da ricostruire, la stanchezza degli allenamenti: tutto passò in secondo piano rispetto all’immensa gioia di essere tornato a casa. Da quel giorno non ho più smesso.
Oggi: 3° dan, allenatore e ricercatore marziale
Questa esperienza mi ha insegnato che bisogna assecondare le proprie passioni sempre e comunque. Se la vita ci allontana dal nostro percorso, dobbiamo avere il coraggio di deviare, insistere e lottare finché non ritroviamo la nostra vera strada.
Oggi proseguo il mio cammino con una consapevolezza nuova:
- Ho conseguito il 3° Dan e la qualifica di allenatore, continuando la mia pratica presso la palestra Bside Nord di Firenze.
- Fuori dal dojo, mi dedico alla storia di Okinawa e alla filosofia samurai, con il loro codice del Bushido. Ricerco l’anima originaria del Karatedo per capire come dagli antichi maestri dell’isola sia nata una disciplina per la vita di tutti i giorni.
Per me il Karate non è mai stato un semplice sport da combattimento, ma una vera disciplina del carattere: uno strumento per forgiare la presenza mentale, la stabilità emotiva e la postura interiore.

Alcune date importanti nel mio percorso marziale:
Il terreno di prova: dal dojo al server
C’è una domanda che mi sono posto spesso: a cosa serve imparare a difendersi da un’aggressione fisica (un evento che forse accadrà una sola volta, e magari mai, nella vita!), se poi ci lasciamo travolgere ogni singolo giorno dallo stress, dalle scadenze o dalle emergenze quotidiane?
Il Karate nasce anche per la difesa personale, ma la sua vera forza sta nel forgiare il carattere: una competenza che non serve “forse un domani”, ma si rivela indispensabile tutti i giorni per rimanere lucidi e saldi di fronte agli “attacchi” della vita moderna.
Nel mio lavoro quotidiano di IT Manager mi trovo costantemente ad affrontare il “tifone” della vita moderna:
- L’imprevisto tecnologico: sistemi da ripristinare, problemi complessi e interventi critici in tempo reale.
- La pressione decisionale: la gestione di scadenze serrate, priorità in continuo cambiamento e responsabilità.
- La leadership: mantenere lucidità, ascolto ed empatia nella gestione delle persone e delle dinamiche di team.
È stato proprio lavorando davanti al monitor e gestendo la complessità aziendale che ho capito il valore reale della pratica marziale. Concetti antichi come il Fudōshin (la mente immobile al centro della tempesta), lo Shisei (la stabilità della postura) e il Tanden (il centro di gravità e respirazione) non sono teorie da museo, ma strumenti concreti di leadership, efficacia personale e gestione dello stress.
Il progetto: Spirito Combattivo & “L’arte di vincere se stessi”
Ho dato vita al progetto Spirito Combattivo, al sito www.spiritocombattivo.it e alla newsletter Lettere dal Dojo per creare un punto di incontro tra la saggezza marziale e le sfide di tutti i giorni.
Il mio obiettivo non è insegnare a combattere, ma aiutare le persone a ritrovare il proprio centro, sviluppare stabilità emotiva e affrontare le sfide quotidiane con la mentalità di un samurai.
Oggi sto raccogliendo questa sintesi nel mio libro, “L’arte di vincere se stessi” (La Via del Karate per superare le sfide quotidiane): una guida pratica per tradurre gli insegnamenti dei maestri di Okinawa in strategie concrete per il lavoro, le relazioni e la crescita personale.

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